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zebre | Il Cannocchiale blog

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Che cosa è zebre | Il Cannocchiale blog?

Esempio ...che poi sono ancora al lavoro...nonostante cresca la febbre della partenza....che poi ieri mi sono spalmata sulla spiaggia con Laura e abbiamo parlato e gossippato senza soluzione di continuità fino a sera...che poi è bello vedere che gli amici più cari hanno capito il senso profondo del viaggio che vado a fare, il nucleo mistico, intenso, che mi porterà a tornare sicuramente modificata nelle mie parti più intime....essì, l'hanno proprio capito, tanto che si sono affrettati a subissarmi...

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H1-6 tagH4: Qualche tempo fa un amico mi ha raccontato una storiella su Gurdijeff. Al momento pensai di averla immediatamente compresa. Ora, mi torna in mente e assume un significato più profondo, non diverso da quello che originariamente avevo colto per mera intuizione, ma semplicemente più intenso e legato alla mia vita, al mio karma, al mio modo di agire e sentire nel mondo.
H4: Gurdijeff si lisciò i baffoni da condottiero persiano e parlò.
H4: L’anziana ereditiera si sentì presa in giro. Si alzò e arrabbiata andò via. Pensò: “mai e poi mai darò tutti i miei averi a questo ciarlatano!”. Dopo qualche mese tornò a Gurdijeff e gli mise a disposizione tutti i suoi beni, divenendo una delle sue allieve più fedeli.
H4: Una anziana ereditiera, ricca e annoiata, cercava qualcuno che le spiegasse il significato di “verità”. Essendo sola al mondo, decise che avrebbe dato tutti i suoi averi a quel Maestro che le avrebbe insegnato cos’è e dove sta la verità. Giuntale voce di un certo Gurdijeff, decise di andare ad incontrarlo. La donna era molto colta, intellettualmente molto preparata. Dopo poche parole con il Maestro di danza, andò dritta al nocciolo della questione.
H4: “Maestro, tu mi puoi spiegare cos’è la Verità?” – gli chiese speranzosa.
H4: “Una sera ero in macchina con il mio autista. Sul ciglio della strada vidi una prostituta. Era giovane, molto bella. Dissi all’autista di fermarsi e le chiesi di salire. Lei accettò, convinta che fossi un buon cliente. Appena seduta accanto a me, le dissi che non volevo andare a letto con lei, ma avrei apprezzato la sua compagnia per cena. Essendo un extraterrestre con sembianze umane mi sentivo molto solo e la sua presenza mi avrebbe confortato. Lei mi guardò come si guarda dapprima un pazzo, poi disse che aveva fame e mi avrebbe fatto volentieri compagnia. Mi chiese, inoltre, da quale pianeta venissi. Le risposi con il nome del mio pianeta e le descrissi come vivevo quando ero lì con tutti i miei cari e come fosse difficile la mia missione sulla terra, perché avevo nostalgia di casa. Le spiegai che ero costretto ad una vita di finzione e a mangiare sempre nello stesso ristorante, dove anche il proprietario era un extraterrestre e dunque poteva cucinare pietanze apparentemente umane ma in realtà aliene. Non potevo, infatti, mangiare i cibi degli uomini, dal momento che la mia essenza non me lo avrebbe permesso e ne sarei rimasto ucciso. La giovane e bellissima prostituta mi ascoltava rapita. Ora non mi guardava più come fossi un pazzo, ma – incuriosita – faceva domande su domande sulla mia missione e le abitudini degli abitanti del mio lontano pianeta che si trovava in un altro sistema solare. A tutte le domande risposi sinceramente. Descrivendo come venivano educati i nostri figli, come era possibile comunicare con la mente senza parlare e tante altre cose. Arrivati al ristorante ci sedemmo in un tavolo per due con una bellissima candela. Lei era affascinata da me. Sentivo e sapevo che mi si sarebbe concessa per quella notte anche senza pagare. Mi parlava sottovoce del mio pianeta, per non far sentire agli altri astanti la natura segreta dei nostri discorsi. Arrivato il cameriere ordinai una bistecca al sangue. Poi, le confidai un segreto. Ossia che quella bistecca che mi avrebbero portato non aveva il sapore di una bistecca di manzo, ma un altro sapore particolare, che non le potevo spiegare perché lei non ne aveva avuto esperienza. Lei mi chiese di assaggiare la mia pietanza e le dissi di sì, a patto che fosse sincera e mi dicesse davvero che sapore aveva quella bistecca. Ne prese un pezzo succulento. Lo mise in bocca. Chiuse gli occhi e lo assaporò lentamente. Poi riaprì gli occhi sconcertata e sorridente. “Oh mio dio – disse – ma lei è sul serio un alieno perché questa sul serio non è una bistecca”. Io la guardai dicendole di abbassare la voce perché non potevo rischiare di essere scoperto proprio allora che la mia missione stava volgendo al termine e presto sarei finalmente tornato sul mio adorato pianeta. “Allora, che sapore ha quella bistecca, mia cara?” Le chiesi. “E’ incredibile – rispose lei eccitata – non sa di carne, affatto. Ha, infatti, il sapore di una ciliegia”. Mia cara signora, se lei mi chiede cosa è la verità, io le rispondo che ha il sapore di una ciliegia”.
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